La Viterbese ha iniziato ormai da quattro mesi il suo nuovo corso, quello dell’Ing. Marco Arturo Romano. Il Presidente tra le molte novità che ha portato nel club dei gialloblu, ha mantenuto una delle certezze e colonne portanti delle ultime due stagioni disputate. Infatti, Diego Foresti è rimasto a Viterbo anche dopo il cambio di proprietà avvenuto questa estate. Il Direttore  Generale, sempre stimato e apprezzato dai tifosi gialloblu, ha sposato a pieno il progetto del  Presidente Romano e sta lavorando per continuare quanto iniziato dal 2017, anno del suo approdo nella Città dei Papi. Tanti gli stimoli che hanno convinto il DG gialloblu a intraprendere questo nuovo progetto, come l’obiettivo a medio e lungo termine e una filosofia aziendale condivisa a pieno da tutti.

 

Quanto sei legato a Viterbo?

Viterbo fa parte della mia vita. Questa è una tappa fondamentale che pensavo fosse semplicemente una tappa, invece, sta diventando qualcosa di più, una situazione continuativa importante. L’unico momento in cui ho pensato di lasciare Viterbo è stata questa estate prima del cambio di proprietà. Non conoscevo il nuovo presidente e, inoltre, ero molto legato alla famiglia Camilli per quanto fatto nei miei due anni di operato con loro. Devo dire che la motivazione che mi ha spinto a rimanere qui è stata l’immensa stima e la riconoscenza dei tifosi, delle istituzioni e dell’ambiente.

 

Facciamo un salto indietro: perché nel 2017 hai scelto Viterbo?

Principalmente perché c’era tutto da costruire, non a livello di squadra, bensì sul piano organizzativo, delle iniziative e del radicamento al territorio e alla città. La prima volta sono venuto qui con il Como a giocare e mi sono subito reso conto che c’era una situazione sulla quale si poteva lavorare molto. A me piace andare in posti dove posso lasciare qualcosa di mio. Penso che in due anni abbiamo fatto molto, specie grazie ai collaboratori.

 

La Viterbese oggi è una fucina di idee e di progetti. Guardando indietro ti aspettavi di arrivare fino a questo punto? Hai qualche rammarico?

Quando sono arrivato pensavo che ci fosse da fare, ma non così tanto. Ricordo che quando sono venuto a incontrare il Presidente Camilli a Viterbo, condividemmo subito il fatto che serviva uno stadio più accogliente, ma soprattutto più gente e più tifoseria. Noi sotto questo punto di vista abbiamo fatto molto, purtroppo non pienamente contraccambiato dalla gente, perché ancora oggi l’afflusso è nettamente sotto la media della categoria. Ringrazio infinitamente la gente che ci segue perennemente, dai soliti della tribuna agli splendidi ragazzi della curva che della Viterbese ne fanno il loro credo. Spero con tutto il cuore di poter vedere un giorno uno stadio vero, gremito di gente e non solo per le partite importanti, come la finale di Coppa Italia, bensì con costanza, che possa aiutare sicuramente anche la società in questo splendido progetto, di arrivare a conquistare qualcosa di unico. Sarebbe fantastico.

 

Cos’è il calcio per Diego Foresti?

In questo momento è la mia vita. Quando ho iniziato era semplicemente un hobby e una grande passione. C’è stato un momento importante, durante il quale dovevo scegliere ciò che fare. Ho deciso di dedicarmi al calcio e la scelta è stata ripagata da molte e bellissime soddisfazioni, specie qua a Viterbo, dove abbiamo vinto una storica Coppa Italia. Sono orgoglioso di far parte della storia di questa società e di aver contribuito alla vittoria di un trofeo così importante.

 

Oltre la Coppa Italia, qual è il momento sportivo a cui sei più legato con i colori gialloblu?

Sicuramente la vittoria nei play-off a Pisa, facendo una grandissima prestazione. Il Pisa ci batté quando io ero a Monza nella finale play-off per la Serie B. Vincere con la Viterbese all’Arena Garibaldi è stato bellissimo, anche perché per i tifosi è una gara sentitissima e andare lì a vincere nei play-off è stato qualcosa di unico.

 

Ci sono poi altri momenti, quelli più umani che vanno anche oltre il risultato sportivo. Ci racconti l’emozione del tributo ricevuto a Monza durante la gara di andata di Coppa?

Il calcio ti dà e ti toglie, ma a livello umano ciò che ho ricevuto a Monza quel giorno, rimane sicuramente impresso e scolpito nel cuore. Vedere uno striscione dedicato e uno stadio che si alza in piedi per applaudire ed esprimere gratitudine per tutto ciò che hai fatto è il motivo per cui si lavora ogni giorno. Tutto questo ti spinge a continuare e a cercare di fare sempre meglio. Qui a Viterbo ho ricevuto e sto ricevendo molti attestati di stima da parte dei tifosi, sono gesti che porto sempre nel cuore.

 

Qual è l’obiettivo di Diego Foresti come Direttore e come persona in questo momento?

Con il Presidente Romano si sta lavorando su tante cose, lo ringrazio per la fiducia e la stima che ripone nel mio operato, con lui stiamo facendo un buon  lavoro. Da circa un mese sto vivendo una situazione ideale per far calcio, perché ho contribuito e ho rivoluto fortemente insieme al Presidente il ritorno di Antonio Calabro, con il quale avevamo iniziato un progetto ambizioso che per motivi personali suoi si è interrotto. Nel finale del girone di andata abbiamo fatto qualche sconfitta di troppo che, però, avevamo messo in preventivo, vista la diversità e la metodologia di lavoro di Mister Calabro. Questa è la partenza di un lungo percorso.  Mi piacerebbe rimanere a lungo a Viterbo per dare il mio contributo a ciò che il Club e la città non hanno mai avuto. Sarebbe il coronamento di un percorso intraprendente e in cui tutti noi crediamo. Questo è un augurio che mi faccio e che faccio a tutti i tifosi, perché questo è un club che ha oltre centodieci anni di storia. Infine, il mio ringraziamento va a tutti i collaboratori. Forse tanti non lo sanno, ma dietro una squadra di calcio c’è un duro lavoro di tante ore al giorno, fatto in squadra e fatto da molte persone. Quando una società vince, vince anche e soprattutto per la sua organizzazione e grazie al lavoro di tutti, fatto con sinergia e passione. Forza Viterbese!