IL CALCIO COME AMBIZIONE: “ORGOGLIOSO DEI MIEI RAGAZZI” PICCIONI, RESPONSABILE DEL SETTORE GIOVANILE, CI PARLA DEI LEONI DEL DOMANI

di Francesca Cuccuini

Un proverbio africano recita che ‘’il giovane corre più dell’adulto. Ma l’adulto conosce la strada’’. Daniele Piccioni, la strada per un futuro calcistico, la conosce molto bene e non è un caso se è diventato il responsabile del settore giovanile gialloblu. Circa 120 i ragazzi della parte agonistica, ai quali si aggiungono i bambini della scuola calcio, a partire dai pulcini. Ci vuole passione e tanta pazienza per affiancare chi insegue la propria maturazione e il suo sogno rotondo. Lo studio, i genitori, la voglia di divertirsi: tanti gli ostacoli che quotidianamente cerca di gestire con i leoni del futuro, imminente e non. Tante le domande sull’affascinante mondo dei giovani e su quelli che, Daniele Piccioni, definisce ‘’un po’ figli miei’’. Proprio lui, a questi interrogativi, ha dato una spiegazione grazie all’esperienza che vive ogni giorno.

Ci dica la verità: quanto è difficile guidare tutti questi ragazzi nella propria crescita calcistica e sociale?

I ragazzi sono seguiti dagli staff tecnici che sono tutti molto preparati. Li accompagnano in un percorso di crescita sportiva. Certo non mancano le difficoltà perché sono ragazzi con una personalità in formazione: non è solo una crescita sportiva e fisica, ma anche psicologica. Si forma il carattere così come la tecnica.

Quanto è importante il carattere nel mondo del calcio? E quanto lo è durante il percorso di crescita personale?

Il carattere è importantissimo. Io ai ragazzi lo dico sempre: possono essere tecnicamente bravi, ma il carattere, la testa e le ambizioni sono fondamentali per trasformarsi in un vero calciatore. Le doti naturali aiutano, ma non bastano. E ce ne sono tanti di esempi che lo dimostrano.

Molti ragazzi si tuffano nel fantastico mondo del calcio, ma perdono di vista lo studio. Quanto è necessario il percorso di studi che portano avanti parallelamente?

I ragazzi passano la mattina a scuola e il pomeriggio sul campo a preparare la partita. Ci vuole senza dubbio tanto sacrificio, ma continuare a studiare è fondamentale. Il calcio, alla fine, è una scommessa: un po’ come vincere al superenalotto. E la scuola è l’unica assicurazione sulla vita.

Da quale età si inizia a intravedere il vero talento o il possibile futuro calciatore? Da quando avete la netta sensazione che un ragazzo avrà il suo futuro nel calcio che conta?

Beh, i vari ragazzi hanno una maturazione diversa. Ci sono quelli che ci mettono più tempo o esplodono con l’under 17 e quelli che già in under 15 hanno le giuste ambizioni e  una corretta impostazione calcistica. Non si può dare un’indicazione precisa perché è una cosa individuale, ma in linea di massima verso i 17 anni si capisce anche chi si trasformerà in calciatore. La voglia, poi, è fondamentale perché un giocatore lo è a 360 gradi, non solo gambe, ma anche testa.

La nuova società ha portato qualche novità: si tende a valorizzare particolarmente i giovani. Quanto è fondamentale questo nuovo approccio per voi?

Già quest’estate, alcuni ragazzi che erano in berretti lo scorso anno, hanno avuto un contratto da addestramento tecnico e hanno esordito. Mentre altri si allenano costantemente con la prima squadra: questa è una soddisfazione enorme per tutto il settore giovanile. Vuol dire che il lavoro svolto ha portato risultati concreti. Una gioia anche per gli addetti ai lavori, di conseguenza.

C’è qualche giovane, tra i leoni, che meriterebbe maggiore spazio secondo lei?

Io sono un tifoso della Viterbese a prescindere. Ma ovviamente ogni ragazzo che viene chiamato in prima squadra, per me, rappresenta un orgoglio. Io mi auguro che tutti possano giocare spesso e trovare un maggiore minutaggio. Le scelte tecniche, di sicuro, non spettano a me: il mio è solo un augurio sentimentale ai giovani che vedo ogni giorno impegnarsi.

Qual è il giusto atteggiamento che dovrebbero tenere i genitori durante il percorso calcistico dei figli?

Loro dovrebbero fare solamente gli spettatori. Dovrebbero esclusivamente vedere le partite e incitare i propri ragazzi e quelli degli altri accettando le decisioni tecniche del mister e della società. Non accade sempre, purtroppo. Eppure è anche una questione educativa: accettare e non criticare.

Il ruolo dei procuratori?

Noi abbiamo a che fare quotidianamente con gli agenti perché i ragazzi sin da adolescenti vengono seguiti da loro. C’è quello più bravo e quello meno bravo come in tutte le professioni del mondo. E’ un lavoro, ma molte volte i procuratori si fanno prendere la mano. Devono essere bravi a trovare la giusta misura per stare accanto ai ragazzi.