Estro, forza, ed una grande voglia di riprendersi il calcio italiano, questo è Antonini Culina uno degli ultimi colpi di mercato di Marco Arturo Romano per la sua Viterbese. “Mi chiamo Antonini Culina – esordisce il nuovo esterno offen- sivo gialloblù – penso che sia l’unico al mondo con questo nome, me lo ha trovato papà ma forse – ci ride su – in quel momento era ubriaco. Voleva trovarmi un nome italiano ma forse ha sbagliato, sono di origini croate, sono nato a Zara, sole, mare, non si lavora tanto”. Il calcio nel sangue: “E’ venuta fuori subito – ci racconta Antonini – dove sono nato in ogni quartiere si trova un campo di calcio, da pic- colino ero sempre in campo. Ho iniziato a giocare nella mia prima scuola di calcio circa a dieci anni ma anche prima si giocava sempre in strada dove si impara tutto. La mia pri- ma squadra è stata lo Zara che in quei tempi militava nella serie A croata ora purtroppo è scesa in serie C, poi sono an- dato a giocare in una piccola squadra vicino Zara, Dalmati- na, e li abbiamo giocato una amichevole contro il Rjeka”. Da quell’amichevole inizia la grande avventura di Antonini verso il calcio vero, quello che conta. “Mi hanno chiamato e sono andato da loro, avevo sedici anni, sono stato con loro cinque anni”. Il grande salto verso la prima grande avven- tura della vita: “Quando sei giovane non pensi a nulla – continua Antonini – sei più libero e quello mi ha aiutato tanto perché quando vai fuori così giovane impari tanto e diventi più forte, secondo me”. Con la maglia del Rjieka Cu- lina trova la serie A croata: “Ho debuttato a diciassette anni con la prima squadra ed ho fatto subito gol, poi ho subito un infortunio al menisco. Ho ottanta presenze in serie A, una squadra importante, ha vinto il campionato due anni fa, con la giovanile siamo arrivati alle spalle della Dinamo Zagabria che può vantare forse la scuola giovanile più forte in Europa. Con il Rjieka ho giocato i preliminari di Europa League e poi la grande avventura nel calcio italiano con lo Spezia, da piccolo volevo giocare in Italia, i liguri volevano conquistare la serie A, c’era un bel progetto e per me era un sogno raggiungere questo traguardo e poi non puoi dire no ad un grande giocatore ed allenatore come Stroppa. Mi sono trovato benissimo anche se all’inizio ho avuto tanti in- fortuni, problemi muscolari, in Italia si lavora molto di più e poi non ero maturo come adesso, quando sei giovane sei più stupido e non capisci tante cose”. Poi la parentesi a Va- rese, sempre in serie B: “Una esperienza che mi ha aiutato tanto, perché ho giocato tanto, ho ritrovato ritmo e poi sono andato a Lugano dove ho conosciuto Zeman che ho rivisto domenica scorsa a Viterbo e che mi ha invitato a prendere un caffè a Roma. Per me lui è stato il più importante perché da lui ho imparato tantissimo, a Lugano ho fatto nove gol e dieci assist, venti presenze con lui, poi mi sono fatto male al crociato. Zeman se ne andò e col nuovo allenatore è cambi- ato tutto, mi ero abituato a giocare semplice, uno-due con lui, poi fai fatica e se non stai bene non riesci a trovare con- tinuità. Per me era il problema più grande perché quando hai un allenatore che ti da fiducia ed anche quando non fai benissimo ti tiene novanta minuti in campo dai tutto. Da Lugano l’avventura a Cracovia, in Polonia, serie A, ed ho giocato con Piotek. Il calcio è così manca poco per passare dalla serie A polacca ad una grande squadra italiana, però si vedeva subito che era forte, ha fame per fare gol e sono si- curo che farà una grande carriera, il calcio è così, devi avere gente che è capace a lavorare con te. Ho sbagliato dopo un

brutto infortunio al ginocchio ad andare in un campiona- to come quello polacco dove si picchia molto, fa sempre freddo e poi avevo il grande desiderio di tornare per un periodo di nuovo a casa e sono andato all’Inter Zapresic. Un ambiente dove non ci si allena forte, e quando dopo un allenamento non sei stanco non è possibile ma avevo sempre una grande voglia di ritornare in Italia. Il mio obi- ettivo è tornare a giocare in serie B, sono venuto a Viterbo per aiutare la squadra e loro possono aiutare molto anche me perché è una squadra giovane, che può migliorare, si lavora bene, hai tutto ed ora dipende solo da me, devo cogliere questa occasione. Giochiamo in un girone con squadre molto forti, anche più forti di alcune di serie B, ma anche noi possiamo giocare contro tutti”. Una freccia e tanta potenza in più per Giovanni Lopez: “Preferisco gi- ocare esterno d’attacco, ho sempre giocato col 4-3-3 però con Zeman negli ultimi minuti, quando serviva, giocavo anche come seconda punta, l’ho fatto anche in Croazia, quando vuoi si può giocare ovunque. Un giocatore sicuro delle proprie possibilità: “Se non avevo questa certezza non sarei mai tornato in Italia – conclude Culina – ho deci- so di fare un passo indietro per farne due avanti e adesso debbo solo lavorare, abbiamo tempo, qui c’è un ambiente buono, tranquillo e spero di trovare i gol anche a Viterbo”.