Intervista alla team manager delle Leonesse: «Questa squadra è come un piccolo Real Madrid, ha enormi margini di crescita. E mi fanno emozionare ogni giorno»

Prosegue il nostro cammino alla scoperta dello staff tecnico e dirigenziale della Viterbese femminile: oggi conosciamo la team manager delle Leonesse, Irene Artistico. Nata a Roma il 29 ottobre del 1984, figlia d’arte di mister Edoardo, fin da giovanissima ha seguito il padre nelle sue numerose avventure nel mondo del calcio femminile: Lazio, Roma, Res Roma, Real Colombo, sempre con ruoli dirigenziali.

Ma com’è lavorare con papà?
«Bello, speciale. Anche se non si potrebbe pensare però a livello calcistico non siamo andati sempre d’accordo, anche perché al di là del legame familiare poi ci sono dei ruoli diversi che prevedono valutazioni. E devo dire che quest’anno alla Viterbese ha ritrovato un allenatore vivo, con tanta voglia di fare e di insegnare. E’ carichissimo ed entusiasta di vivere quest’avventura».

E con il resto dello staff?
«C’è un’unione incredibile. Conoscevo già il direttore Andrea Firrincieli e il capitano Veronica Di Cerbo, con i quali abbiamo costruito la squadra. Andrea è una persona fantastica, buona, un amico vero oltre che un profondo conoscitore di calcio femminile. Riccardo Pedroli l’ho conosciuto quest’anno e ho scoperto una vera e propria macchina da guerra: organizzato, ordinato, perfetto. E poi il preparatore dei portieri Gianluca Mazzeo, un uomo incredibile che ha tanto da insegnare sia come persona che come allenatore. E’ lo zio che tutti vorrebbero avere, non tiene mai il broncio e ha sempre una parola di conforto, una battuta, un sorriso per tutti».

Questa è anche la tua prima esperienza in una squadra che fa parte di una squadra professionistica maschile
«Esatto. E anche sotto questo punto di vista ho scoperto e conosciuto persone incredibili, a partire dal presidente Marco Arturo Romano che si è emozionato tantissimo quando gli ho mandato il video della corsa sotto la tribuna delle ragazze dopo una vittoria scrivendogli che era dedicata a lui. La sua felicità mi ha riempito di gioia e mi ha fatto capire quanto per lui sia importante questo progetto, e che ha tanta voglia di far crescere il calcio femminile a Viterbo. Non posso poi non ringraziare il responsabile del settore giovanile e supervisore del settore femminile Daniele Piccioni: una persona incuriosita, affascinata dal mondo del calcio femminile e con la voglia di scoprire cosa può offrire. Credo che uno dei momenti più emozionanti di questa stagione sia stata la cena di Natale: è stata una serata bellissima, studiata passo per passo e vissuta insieme ai ragazzi della prima squadra maschile, che sono stati carinissimi con noi, disponibili e soprattutto interessati nei nostri confronti».

E soprattutto tutto ciò non fa che accrescere l’interesse generale nei confronti della squadra
«Infatti, e di questo non posso che essere più che felice. In tanti ormai mi chiedono come stanno andando le ragazze e si interessano alle nostre vicende, e anche i tifosi della squadra maschile mi chiedono quando giocheremo a Viterbo perché vogliono venire a sostenerci».

Veniamo al tuo ruolo: qual è la qualità più importante che deve avere un team manager?
«Tanta pazienza, infinita – ride -. A parte gli scherzi, è una figura di “mediazione” importante, un collante fra la squadra e la società. Deve far sentire tutte le ragazze importanti, dare loro affetto, farle sentire coccolate. Credo che debbano vederla come una complice, una persona che le protegge ma al tempo stesso far sì che la rispettino perché si tratta pur sempre di una dirigente. Ma devo dire che qui alla Viterbese non c’è stato bisogno di mettere paletti, perché ho trovato persone fantastiche che mi fanno sentire come in famiglia. Si respira aria di casa, ed è sempre un piacere venire al campo la sera nonostante la fatica e lo stress del lavoro e della vita di tutti i giorni. E’ un gruppo meraviglioso che mi fa sentire come la 12a leonessa in campo, non come una figura a parte».

Tutti ci hanno descritto il gruppo di giocatrici come un blocco granitico
«E’ vero, sono unitissime e importanti dalla prima all’ultima. C’è davvero una bellissima atmosfera, e sono donne e ragazze con gli attributi perché studiano, lavorano e fanno tanti sacrifici per essere agli allenamenti e alle partite. E poi in campo danno sempre il massimo, con il sorriso. Anche nelle sconfitte sono state sempre l’una a sostegno dell’altra, sempre con grandissima unione. E questa è la nostra arma vincente che ci rende imbattibili, al di là del risultato della singola partita».

E questa unione sta dando vita ad un campionato di altissimo profilo
«Indubbiamente. Siamo partiti da zero e con Veronica e Andrea abbiamo costruito la squadra persona per persona. C’era la percezione di aver fatto un bel lavoro perché ci abbiamo messo tanto impegno. Però il merito dei risultati è tutto delle ragazze. Io mi prendo l’1%, il resto è frutto dei sacrifici e delle capacità di questo splendido gruppo. Conosco papà e come lavora, e soprattutto quali sono le sue qualità nel far crescere le giocatrici e le squadre. Tante ragazze le conoscevo già, altre no. Messe insieme sono un piccolo Real Madrid in crescita, hanno una potenzialità enorme. Come primo anno, stanno andando alla grande. E anche le Leonessine dell’Under 15 ci stanno dando grandi soddisfazioni».

Un’alchimia magica a tinte gialloblu
Quello che sto vivendo quest’anno non l’ho mai provato prima, e sono più di 15 anni che sono nel calcio. E ogni partita la vivo con i crampi allo stomaco e l’adrenalina ai massimi livelli. Veder crescere queste ragazze è come crescere un bambino: è gioia pura, limpida e bella. E il mondo si sta accorgendo che il calcio femminile è il calcio vero, quello autentico, quello che ti fa venire le lacrime agli occhi. E tutto questo io l’ho ritrovato nella Viterbese».

A cura di Flavio Grisoli – calcioinrosa.it