Quante volte ci abbiamo pensato, Andrè? Quante volte ne abbiamo parlato io e te, spesso anche con Marco Gobattoni e Giulio Fede, quest’ultimo peraltro a lungo direttore di Leoni Gialloblu? Quante volte avremmo voluto crearne uno nuovo o recuperare quella che per anni era stata una bella realtà nel panorama pallonaro cittadino, il giornalino della Viterbese – la fanzine, direbbero quelli poliglotti, ma anche quelli che non sanno neppure che significa però fa tanto fico dirlo per darsi un tono – da distribuire gratuitamente sugli spalti ai tifosi la domenica in cui si gioca in casa? Un periodico che fosse pieno di contenuti, che riscoprisse la tradizione dei fasti gialloblu che furono, che piacesse alla gente perché accattivante, perché scritto bene da giornalisti competenti (“a trovarne!” avresti commentato ridendo, ma poi manco tanto ridendo), che raccontasse quelle belle storie di calcio che amavi tanto scrivere. E che ti venivano da paura, come a nessun altro mai.

 

Una delle tante idee purtroppo rimaste nel cassetto dei ricordi. Almeno fino ad ora, fino a quando cioè, inaspettatamente e all’improvviso, una mattina d’agosto Cristiano Politini a ridosso dell’inizio della stagione chiama me e un gruppo di colleghi giornalisti e ci chiede di partecipare ad un nuovo progetto del presidente del club della Palazzina, Marco Arturo Romano, che di comunicazione dimostra di capirci. Un progetto fatto di carta. La carta stampata: il tuo pane, e quello di tanti di noi che da lì veniamo, perché, dicevi, “se non hai fatto il giornale non lo sai come si fa il giornalista”. La carta stampata, la gavetta vera, i pezzi da consegnare per tempo, l’odore dell’inchiostro, la gente che legge gli articoli sugli spalti. Il digitale in fondo tutto questo non lo potrà eguagliare mai. E poi i colori gialloblu, la passione di una vita che viene prima del resto. La proposta di Cristiano è ben accolta – per lo meno per come inizialmente viene strutturata –, anche perché in fondo la Viterbese per me è quello che era per te: un’emozione da vivere e raccontare, non solo l’oggetto del nostro lavoro. È la croce e la delizia di noi giornalisti tifosi. E’ la nostra identità da preservare, la nostra storia da difendere. Da tutti e tutto, anche dall’oblio che a volte ottenebra i ricordi.

 

Insomma, l’idea è carina ma bisogna far presto, che si deve andare in stampa entro due giorni: è lotta contro il tempo, non c’è un minuto da perdere, domenica 25 agosto 2019 al “Rocchi” il popolo della Viterbese (ri)scoprirà quella bella vecchia tradizione con il numero zero de “La Voce Gialloblu”. Un numero che spetta a me aprire con questo pezzo scritto di getto – ma “in italiano corretto, mi raccomando”, come ripetevi sempre, quasi un mantra, quasi un rito, anche quando sapevi che non era necessario -, di notte su un traghetto che dalla Sardegna della tua Alessandra mi riporta a casa, in tempo per la prima di campionato. Un numero che, se fosse esistito un equilibrio in questo mondo, avresti dovuto aprire tu con la tua sottile ironia e la tua capacità di analisi, ma che per colpa del destino adesso apro io con un editoriale dedicato a te. Sperando di esserne almeno degna. All’altezza no, perché nessuno sarà mai alla tua altezza.

 

In realtà per il 25 agosto poi non abbiamo più fatto in tempo. Il primo numero di questo giornalino della Viterbese alla fine è slittato a oggi, 22 settembre, per la terza gara interna alla Palazzina dei gialloblu contro il Catanzaro, e chissà chi becca gli undici undicesimi della formazione titolare di mister Lopez… Un numero, il primo numero de “La voce gialloblu”, dedicato per volontà della AS Viterbese a te, indimenticabile guardiano dei nostri colori. E sorrido, guardando quel faccione che ci osserva sornione dalla sala stampa dello stadio che porta il tuo nome, pensando a quante ne avresti avute da scrivere e da (ri)dire… Però dai, l’idea ti sarebbe piaciuta, perché la pluralità apre la mente, aiuta a capire meglio la complessità della realtà, la pluralità è un bene prezioso ed è il miglior modo non solo di fare informazione libera, ma soprattutto di stringere ancor di più il legame tra la Viterbese e la sua gente. E per te fare informazione, liberamente e senza sottostare a interessi che non fossero solo quelli dei tuoi lettori, veniva prima del resto. Sempre. Senza paura.

 

“Noi siamo giornalisti, noi scriviamo di Viterbese per i tifosi, pochi o tanti che siano, per chi ci tiene davvero” dicevi con convinzione di fronte a coloro che ti avrebbe voluto allineato e piegato come altri agli interessi di chi magari la Viterbese non l’amava e non l’avrebbe mai amata quanto te. Quanto noi. Per anni la vera voce gialloblu sei stato tu, Andrea. E solo il cielo sa quanto manca quella voce. Da oggi “La Voce Gialloblu”, nel segno che tu hai tracciato, sono io, siamo noi, è il popolo gialloblu senza padrini e padroni: tutti insieme per gridare all’unisono Forza Viterbese, con uno sguardo al campo e il cuore rivolto verso lassù.

 

Eleonora Celestini