Centrocampista, piedi buoni, corsa e nonostante la giovane età, già tanta esperienza tra i professionisti.
Infatti, Bensaja ha alle spalle già oltre novanta presenze in serie C, alle quali dobbiamo aggiungere quelle accumulate nel corso di questa stagione con la maglia dei leoni gialloblù. Nicholas ha bagnato il 2020 con una super prestazione contro la corazzata Bari, un gol da copertina con una prestazione sopra le righe. Negli occhi ancora la prova dei gialloblù col Bari: “E’ stata una grande performance di squadra e tutti insieme abbiamo provato a portarla a casa in tutti i modi. Il gol nasce da una bella palla di Bezziccheri. Il vantaggio ci aveva messo la partita in discesa. La squadra sta bene e lo ha dimostrato anche dopo la lunga sosta invernale, ora abbiamo partite importanti e poi vedremo il nostro cammino”. Le voci di mercato non distraggono Bensaja: “Questo è un bel gruppo e la cosa importante è andare al campo ed allenarsi, finché giocheremo per la Viterbese siamo giocatori della Viterbese, a me importa poco del mercato e finché sarò qui darò il massimo per onorare questa maglia”.

Nicholas Bensaja, nasce a Roma il 7 giugno 1995, se non lo conosci potrebbe sembrare uno dei tanti calciatori stranieri approdati in Italia in cerca di fortuna, ma nulla di tutto questo. Nicholas è romano da una vita: “In realtà siamo romani da generazioni, con diversi antenati – ci corregge Nicholas – di Ostia precisamente”. E allora come salta fuori questo nome così particolare: “Nell’anno in cui sono nato ci fu un avvenimento che riguardò un bambino americano di 7 anni, Nicholas Green, che fu colpito a morte durante una sparatoria dopo un tentativo di sequestro e furto dell’auto su cui viaggiava con i genitori sulla Salerno – Reggio Calabria. Gli organi del bimbo furono trapiantati a sette pazienti italiani gravemente malati: i nomi dei riceventi, le loro foto e le storie della loro guarigione, furono trasmessi in tutto il mondo. Allora, colpiti da questa storia, i miei genitori decisero di chiamarmi proprio Nicholas”.

Primi calci? “Inizialmente essendo di Ostia ho girato tutte le società del litorale da Ostia Mare a Pescatori prima di giocare negli ultimi anni nella scuola calcio di Totti, che allora si chiamava Axa, dove rimasi sette anni. Da lì sono poi arrivato nelle giovanili della Roma, fino agli allievi. Successivamente, decisi subito di andare a diciassette anni a giocare in eccellenza”. Nel 2013 appena diciassettenne il primo approccio con il calcio vero, quello duro, quella della serie D: “Andai a Sulmona dove facemmo un grande campionato, ma a gennaio purtroppo le cose non andarono bene per problemi societari e andai a Monopoli”. E proprio nell’ultima uscita dei gialloblù in terra pugliese i tifosi biancoverdi non si sono dimenticati di lui accogliendolo con applausi ed abbracci. “Sono stati i sei mesi dove ho vissuto meglio, ero giovane e facendo bene come squadra ho lasciato un bel ricordo ed anche loro me ne hanno lasciato uno bellissimo”. L’anno successivo Nicholas cresce e disputa l’intero campionato con la Civitanovese: “Da quella stagione mi prese il Pescara che mi offrì un contratto triennale ed iniziai a girare diversi club in prestito. Il primo anno in serie C giocai a L’Aquila, un anno importante nonostante la retrocessione, anche se sul campo eravamo salvi senza la pesante penalizzazione. A L’Aquila ho vissuto in una piazza dove potevi solo crescere ed apprendere”. Poi Paganese, titolare inamovibile e lo scorso anno ad Imola con la serie B sfiorata nei play-off: “Sono stati anni importanti perché aldilà di quello che si può fare, nonostante la gioventù, sono sempre esperienze calcistiche e di vita. Per me Pagani è stato un anno molto importante sia dal punto di vista calcistico che familiare visto che la mia compagna rimase incinta. Poi Imola, una matricola che l’anno prima non era andata benissimo. Il nostro obiettivo era la salvezza, avevamo un grandissimo allenatore che era Dionisi che per me è stato fondamentale. E’ stato un anno molto importante che chiudemmo terzi in classifica sfiorando la finale play-off”. Ad Imola Nicholas trova un altro ex beniamimo gialloblù, Luca Belcastro: “Giocavamo in due ruoli diversi, lui faceva il trequartista, io la mezzala”. Nelle note calcistiche Bensaja viene definito come centrale e mezzala: “Nei due anni di serie D ho giocato sempre a due in mezzo al campo, l’anno dell’Aquila ho fatto il play e negli anni successivi ho sempre fatto la mezzala. Ad Imola ho coperto il ruolo del play, della mezzala e anche del trequartista, ma ammetto che mi piace giocare ovunque”. Poi l’arrivo a Viterbo: “Sono di proprietà della Viterbese fino a Giugno, ma spero di rimanere anche in futuro. Sto bene in questa città dove vivo con mia moglie e mia figlia. La società è importante quindi spero di rimanere anche per trovare stabilità in una piazza stimolante e con un bel progetto. Siamo un bellissimo gruppo, con tanti giovani forti e veterani importanti che hanno dato e daranno tantissimo a questa squadra”.

Il ricordo da incorniciare: “Ce ne sono tanti, sicuramente calcisticamente parlando l’anno di Imola è stato uno dei più importanti e la cosa più bella la vittoria nei play-off a Monza per 3-1, ma è andato tutto bene, ricordo anche il 3-0 a Terni già nel primo tempo”. Ma sulla strada di Nicholas non sono state tutte rose e fiori: ”Il momento più difficile è stato sicuramente a Catanzaro, essendo giovane, venendo da quattro-cinque anni dove giocavo sempre, il fatto di scendere in campo con meno continuità ha reso difficile la stagione”. E infine l’esperienza gialloblù: “Non pensavo di trovarmi così bene a Viterbo sia dentro che fuori dal campo e spero di prolungare la mia esperienza con questa maglia. L’importante per chi ha la famiglia è la tranquillità, in una città che ti dà tutto, con una grande tifoseria che anche nei momenti difficili ci è stata vicina. A Terni erano veramente tanti e farebbe piacere vedere tanti tifosi anche in casa perché questa è una piazza che ha un grande potenziale, una bella realtà”.

Nicholas nasce nella scuola di Totti ma il suo idolo è un altro campione giallorosso: “Essendo di Ostia, De Rossi per me è una icona, ma penso anche a livello mondiale sia un giocatore completo. Non mi ispiro a lui perché è impossibile arrivare a quei livelli, ma è il giocatore più forte di tutti”.

Promesse? “Non mi sento di farle – conclude la nostra chiacchierata Nicholas – l’unica che possiamo fare è che diamo a daremo sempre tutto perché siamo i primi a stare male quando si perde ed essere felici quando si vince”.

Claudio Petricca